Nessuno dei presenti poteva occuparsi di lei così la adottai io.
La portai a casa caricandola in macchina dentro una scatola di cartone coperta da un telo.

Come tutti gli amori della mia vita mi  incuteva anche un certo timore: ogni volta che avevo provato ad accarezzarla si era  ritratta in un angolo e, con le piccole orecchie all'indietro, mi aveva soffiato.

Entrai nel mio appartamento come un artificiere con una bomba in mano.
Il punto è che non la stavo portando fuori dal centro abitato per farla brillare. La stavo introducendo nella mia vita e in quella dei miei familiari per farla scoppiare, cambiando nuovamente gli equilibri già provati dalla mia separazione. All'immagine dell'artificiere si sovrappose  quella di un kamikaze.

Il gatto Furio, unica presenza in casa in quel momento, ci accolse coi suoi soliti miagolii di rimprovero, di benvenuto, di richiesta di attenzione, di cibo....e stavolta anche di sospetto.
Era con noi da 6 mesi, pure lui un trovatello.
Mi segui' passo passo mentre decidevo dove mettere la scatola e quando mi barricai in camera si piantò fuori dalla porta prendendola a zampate.
E ora? Come avrei fatto a farli convivere?
Come se non bastasse ecco rientrare in casa mio figlio diciassettenne.
"Che succede qui? Mammaaa perché Furio sta cercando di suicidarsi sulla porta di camera tua? Apri!!!",
"Come un altro gatto???",
"Una gatta??? Ma perché? Perché l'hai fatto? C'era già lui",
urlava muovendo su e giù la maniglia.
Si dice che la vita proceda a spirale facendoci ripassare nei pressi di alcune esperienze "possibilmente" con maggiore consapevolezza e maturità.
In quegli attimi feci fatica a rintracciare dati di realtà e a distaccarmi dalla sensazione di essere di nuovo nel luglio del 1996 quando e' nata la mia seconda figlia.
Tutti quegli anni non potevano essere trascorsi invano, cosi feci entrare mio figlio lasciando fuori il gatto.
Vide la gattina e allungò una mano verso di lei mentre io, agitata, lo ammonivo:  "attento..guarda che è una piccola tigre selvaggia!".
Lui invece le tocco' la testa.
Con mia grande sorpresa la micina smise di soffiare e cominciò a fare le fusa.
Io restai in silenzio. Muta testimone del miracolo dell'amore.

La settimana successiva fu molto stressante per me. La convivenza tra i gatti non era per niente facile. Quando si trovavano insieme lei lo attaccava e lui, più grosso, la stendeva con una zampata. Avevo paura si facessero male e nonostante i confini non fossero il mio punto di forza, li tenevo la maggior parte del tempo in stanze separate.
Scoprii un'innumerevole quantitativo di blog e siti dove gente comune o esperti di vita felina davano consigli sul tema "cosa fare quando portate a casa un gattino e ce n'è già un altro".
Ridevo di me ripensando ai tempi in cui leggevo articoli e manuali sul tema "cosa fare quando in casa arriva un fratellino o una sorellina".
Se ce l'avevo fatta allora ce l'avrei fatta anche adesso!

Provai, con scarso successo, a mettere in pratica alcuni suggerimenti che mi parevano interessanti, tipo fare rumore battendo i piedi quando i due gatti si stavano per azzuffare in modo da scoraggiarli o anche, accarezzarli entrambi contemporaneamente, quelle due volte che erano tranquilli in presenza, in modo da fare da trait d'union.

Nel suo viaggio l'eroe lascia il conosciuto e parte verso l'ignoto alla ricerca del "tesoro" ma non è mai solo. Dopo un po' sulla sua strada incontrera' degli aiutanti.
I miei si manifestarono nelle sembianze di due imbianchini.
Nel mese precedente mio padre aveva deciso di farmi un regalo e si era proposto di pagare la ritinteggiatura del mio appartamento. Avevo preso accordi con una ditta e pochi giorni dopo l'arrivo della micia arrivarono anche loro.

Scrivere questo racconto mi fa riflettere su quanto la vita sia un vero miscuglio di ordine e disordine e soprattutto su come l'universo funzioni in modo tale che per far nascere nuove strutture si debba passare dal caos.
Oggi come allora più nulla è al posto che gli avevo riservato.
Oggi dentro di me, allora dentro la mia casa.
Gli imbianchini avevano spostato tutti i mobili dalle pareti e li avevano ammucchiati al centro delle stanze coprendoli con dei teli. Il colpo di grazia fu che smontarono anche le porte.
Come recita il titolo di una canzone non c'era più "Nessun grado di separazione".
Avevo preso le ferie nell'illusione di presidiare il territorio degli incontri/scontri tra i gatti ma lo sguardo allucinato degli imbianchini di fronte alle mie paure mi spinse a far mio il loro pragmatismo maschile.
Via tutte le pippe mentali.
La natura avrebbe fatto il suo corso.

Odore di vernice.
E l'immagine di me seduta su un tappeto arrotolato, poggiato su un divano. Mi ero fatta spazio tra quadri e suppellettili accatastati. Facevo finta di leggere un libro ma sbirciavo i movimenti dei due gatti.
Ci vollero solo 3 o 4 zuffe per negoziare i patti della coabitazione. Tutte nella prima mezz'ora.
Alcuni umani non li esplicitano mai veramente. 

 

Freeda - parte 3a

 

 

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