Aprile è il più crudele dei mesi, genera
Lillà da terra morta, confondendo
Memoria e desiderio, risvegliando
Le radici sopite con la pioggia della primavera.
Un'amica mi ha ricordato questo brano di T. S. Eliot, citandolo alla fine di una conversazione via chat, come sintesi rappresentativa del suo clima emotivo in questo strano mese.
Penso a lei mentre, davanti alla televisione, apprendo con orrore che finirà aprile ma non il lock-down.
La notizia di una fase due quasi uguale alla fase uno mi sconvolge.
Credevo di essere arrivata al traguardo: la reclusione stava per finire. Mi sentivo pure brava per averlo fatto, accogliendo con poca resistenza tutte le limitazioni imposte, accettando di vivere la situazione così com'era, godendo del tempo vuoto, dando spazio alle mie passioni e creando nuovi modi per stare in contatto.
Ora però tutta la mia figaggine sbatteva contro la realtà di un altro mese di prigionia e si faceva parecchio male.
«Io sono il lillà in fiore, sono le radici risvegliate della poesia! Ho bisogno di aria e sole, di persone vere con cui stare! Voglio uscire!!!».
Urlo queste cose al Presidente del Consiglio al di là dello schermo ma lui mi ignora e continua imperterrito la conferenza stampa.
Sono arrabbiatissima. Mi sento tradita. Le aspettative sono state tutte disattese.
Raccolgo da terra la mia illusione frantumata in mille pezzi e piango.
Tereza, l'amica mia e di Eliot, una mattina della scorsa settimana, aveva provato a spiegarmi il senso del tempo circolare, con la condivisione di una sua esperienza.
«A Pasqua ho ricevuto in dono un uovo e l'ho aperto. Indovina cosa c'era dentro? Cioccolata!! La sorpresa del mio uovo di cioccolata erano cioccolatini ripieni di altra cioccolata»,
«Non esiste un prima e un dopo. È tutta cioccolata!!!».
Non sono per niente contenta del modo in cui, proprio in questo momento, sto acquisendo una consapevolezza più profonda del concetto!
Spengo nervosamente la televisione e vado a cercare una qualsiasi forma di cioccolata da mettere in bocca.
Al secondo morso della stecca di fondente che ho trovato, mi viene in mente una vignetta che ho visto girare sui social: Snoopy, sul tetto della sua cuccia, scrive a macchina su un foglio "Lei voleva essere sorpresa. Lui la chiuse in un uovo di Pasqua".
Allo stesso modo di Tereza (delle fasi lunari, delle stagioni, e così via) anche la mia auto ha deciso di darmi qualche lezione sul tempo ciclico.
Dopo 7 anni di onorato servizio ha cominciato a procedere a sbalzi, come fosse un canguro.
Prima che tutto venisse chiuso sono riuscita a portarla da un meccanico e, siccome secondo lui non era conveniente aggiustarla, mi ha dato due dritte per guidarla fino a che non mi avesse lasciato definitivamente a piedi.
«Ecco vedi? Pigio sull'acceleratore e i giri non salgono come dovrebbero» mi lamentavo.
Lui mi confortava «Non ti scoraggiare, continua a premere sul pedale, ci devi credere... vedrai che, anche se sembra che non ce la faccia più, dopo poco entrerà (nonmiricordocosa) e la macchina risponderà».
Incredibilmente aveva ragione. Si trattava di insistere!
E così, in questa domenica sera del crudele aprile del 2020 mi viene un'idea.
Forse potrei provare a usare la stessa strategia di guida anche con la mia vita!
Quando non ce la faccio più , come adesso per dire, invece di mollare devo provare a dare gas!!
Abbiamo tanti maestri. In tempo di pandemia lo è stata anche la Panda mia.
