Salgo sull'aereo che da Palermo mi riporterà a casa e cerco il mio posto. Siamo tre amiche, ma per non darla vinta alla Ryanair, abbiamo scelto l'opzione "assegnazione casuale". Cosi è finita che una di noi sta in prima fila, l'altra a metà e io in fondo. 

Si sa come questa compagnia aerea non tolleri il farsi compagnia gratis...

Raggiungo la fila 31 posto B, che naturalmente è quello In mezzo. Ufff...!

Nella mia mente sento una voce (forse quella dell'Amministratore Delegato di Ryanair) che dice "Ma che "ufff" e "ufff"...! Così la prossima volta pagate e potete stare tutte tre insieme invece di queste stupide prese di posizione...!".

Mi siedo. O perlomeno ci provo: alla mia destra, lato corridoio c'è una ragazza, che gentilmente mi fa passare senza che debba scavalcarla, ma alla mia sinistra, lato finestrino, c'è un tipo che a occhio supera i 100 kg (di sicuro ce l'ha messo l'AD). È enorme e, come se non bastasse, tiene uno zainetto tra le gambe, che sono divaricate e invadono ulteriormnte lo spazio a mia disposizione . 

Non so come mettermi. 

Prego che arrivi una hostess e lo sgonfi.

Mi ripeto che il volo durerà solo un'ora, che posso farcela, ma non è vero. 

La gente continua a sistemarsi mentre io decido di intervenire. Combatterò.


Devo dirgli di mettere lo zainetto nella cappelliera, di chiudere le gambe e di stare nel suo. Devo dirgli che, anche se lui fa finta di niente, io esisto; che cosi sta mettendo il dito nella mia ferita di non essere vista; che ho tutto il diritto di essere riconosciuta nei miei bisogni, nel mio valore e nella mia unicità, ecco!

Ma anche meno! 

Mi preparo. Assumo una postura un po' più autorevole, tiro su la testa ma, prima che io possa cominciare la mia arringa, mi sento interpellare da una donna che, indicando il luogo dove mi trovo, dice "Mi scusi, lei è seduta al mio posto...".

Scopro così di aver sbagliato fila e che la mia è quella dietro.

Ma giuraaaaaa! "Giorno di Gloria è questo!"
Schizzo in piedi sbattendo contro il vicino, che finalmente mi vede, e trattenendomi dall'abbracciare la mia salvatrice, mi sposto al posto giusto.

La fila 31 è vuota. Ci sono solo io. Tre postazioni tutte per me. Non ci credo finché l'aereo non decolla e poi mi sbraco.

Passo il resto del volo a sperimentare tutte le posizioni possibili: gambe su, gambe giù, semi-sdraiata, sul fianco destro, su quello sinistro. Posso guardare fuori dal finestrino e subito dopo sporgermi nel corridoio. Uno sballo. 


Quante volte nella vita ho occupato a forza un posto che non era il mio?
E come ho faticato per restarci!
Mi sono fatta piccola, sono stata stretta, scomoda e a disagio, mi sono sentita schiacciare. Ma sono rimasta.
Ho dato spazio volontariamente a qualcuno togliendolo a me stessa oppure non sono stata in grado di mettere un confine per paura di perdere quella relazione.
Ma poi arriva un tempo in cui ti accorgi che il tuo posto è da un'altra parte (magari nella fila dietro). E ti sposti. 


Il nostro posto giusto è molto più grande di quello che pensiamo di meritare. C'è un sacco di spazio nuovo nel quale sperimentarci senza lottare.
Nel nostro posto giusto possiamo espanderci senza invadere quello degli altri e volare per "tornare a casa".


Ieri ho ritrovato gli appunti di un corso di aggiornamento che ho fatto quasi vent'anni fa. Tra le cose più tecniche,  avevo annotato una citazione, che non ho idea del perché il docente avesse fatto all'epoca, ma che oggi mi dà il senso di quello che significa crescere.

"Il proprio posto nel mondo si trova se impariamo a non pretendere di occupare tutto il posto del mondo".
Canevaro